Il bue dice cornuto all'asino

Abbiamo saputo che il grande King Rocco prova soddisfazione ad inviare ad alcuni dei suoi più "fidati fedelissimi" una "ispezione ipotecaria" fatta sugli immobili della Tate s.r.l. in liquidazione dalla quale risulta che su quegli immobili è stato trascritto un pignoramento a favore della FINO 1 SECURITISATION S.R.L..

Ma la cosa più grottesca è che, "vox populi", sembra che il grande King Rocco racconti di essere stato convocato dal Tribunale di Oristano e che abbia avuto la rassicurazione che lui la prossima estate gestirà gli appartamenti della Tate s.r.l. in liquidazione e che, addirittura, avrà la possibilità di comprarli tutti all'asta.

Voi non potete capire quanto sia grande il pentimento per aver aiutato una persona di così bassa levatura morale che deve tutto alla Tate, società che fra il 2006 e il 2010 per saldare i debiti che questa persona, la sua famiglia e le società a loro collegate avevano con il Banco di Sardegna, gli ha prestato più di 140.000,00.
Senza la Tate questa persona non possiederebbe più nulla e vivrebbe di pensione in qualche parte della crosta terrestre.

Ebbene caro King Rocco non c'è bisogno che lei aspetti un'asta per avere il possesso degli appartamenti. Le ricordiamo che già adesso, grazie alle sue "inesatte autocertificazioni", che ha rilasciato al Comune di Magomadas e al Tribunale di Oristano, lei è tutt'ora nel possesso di quattro di quei sei appartamenti.
Cosa che abbiamo già comunicato al Tribunale di Oristano e al legale della banca dopo che hanno proceduto al pignoramento degli immobili di nostra proprietà.

Caro King Rocco, se lei si fosse soffermato, o fosse stato interessato a capire perché una società, a cui lei deve tutto, si sia trovata a dover fronteggiare una situazione di questo tipo senza essere minimamente debitrice di nessuno ma, bensì garante di un'altra società, avrebbe sicuramente fatto una figura migliore.

Il pignoramento pubblicizzato da King Rocco e che seguendo questo link potrete leggere per intero, è stato fatto alla Tate s.r.l. in quanto garante della società Mitho s.r.l. che nel 2007 riceveva dall'Unicredit un finanziamento di 600.000,00.

Il 3 agosto 2009 il Ministro dell'economia e delle finanze, il Presidente dell'ABI e le Associazioni delle imprese fimavano un Avviso comune per la sospensione dei debiti delle Pmi verso il sistema creditizio, con l'obiettivo di dare respiro finanziario alle imprese aventi adeguate prospettive economiche e in grado di provare la continuità aziendale.

Nel 2010 la Mitho s.r.l. decideva di usufruire dell'"Accordo di sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese" (Avviso Comune del 3/08/2009 e relativo addendum del 23/12/2009).
Questo accordo prevedeva che, se l'azienda richiedente avesse rispettato delle condizioni ben specificate, dopo 30 giorni dalla data di ricevimento della richiesta, se la Banca non avesse rilevato che la richiedente non rispettava le condizioni richieste, l'accordo sarebbe stato dato per accettato; il richiedente per un anno avrebbe pagato solo gli interessi dovuti e non la quota capitale.

L'Unicredit, nonostante la Mitho rispettasse tutte le condizioni previste, invece di confermare l'adesione dopo sette mesi, unilateralmente, decideva di recedere da tutti i finanziamenti erogati e dal conto corrente e segnalava in centrale rischi la Mitho s.r.l. come cattivo pagatore e anche i garanti della Mitho s.r.l. cioè la Tate s.r.l. e la Red Seven Real Estate s.r.l..

La Mitho s.r.l. nel 2011 faceva ricorso all'arbitro bancario finanziario che nella seduta del 25/11/2011 le dava ragione ma specificava che i danni richiesti non erano stati sufficientemente documentati e pertanto non poteva accettare la richiesta risarcitoria che sarebbe dovuto essere documentata in maniera diversa, per leggere la decisione dell'arbitro bancario finanziario seguite questo link.

Nel 2012 l'Unicredit scrive alla Mitho s.r.l. e all'Arbitro Bancario Finanziario dichiarando che in ottemperanza alla decisione n. 115/12 dell'Arbitro Bancario Finanziario, provvedeva ad applicare la sospensione del pagamento della quota capitale.

Nonostante la sentenza favorevole dell'Arbitro Bancario Finanziario, il Tribunale Civile di Roma decideva di accettare il decreto ingiuntivo proposto da Unicredit dando addirittura la "provvisoria esecuzione".

Ovviamente sia la Mitho s.r.l. che la Tate s.r.l. hanno fatto opposizione al decreto ingiuntivo, sorvolando sul lungo iter processuale si è arrivati al punto in cui il CTU nominato dal Tribunale ha riconosciuto la natura usuraria del contratto di finanziamento di 600.000,00 e la banca all'ultima udienza, dopo aver chiesto la riconvocazione del CTU per confutarne la perizia, non si è neanche presentata.

È chiaro che una banca che da un finanziamento deve essere rimborsata ma la Mitho e la Tate nel corso del dibattimento di cui sopra hanno presentato domanda riconvenzionale con una richiesta di danni di più di un milione di euro analiticamente dimostrati a fronte di un debito in linea capitale di non più di 350.000,00 euro, la prossima udienza è stata fissata a febbraio ma l'iter processuale sarà ancora lungo.

Caro King la sua ignoranza sulle questioni legali è nota, ci sorprende che lei non abbia ancora imparato ad informarsi prima di dire delle emerite corbellerie.

Forse lei ha immaginato che la Tate s.r.l. avesse avuto dei comportamenti simili ai suoi e che pertanto avesse contratto debiti con una banca e non intedesse onorarli.

Le ricordiamo che in data 25/03/2010 la Tate s.r.l., che ripetiamo è solo garante e non debitore, pagava, lei presente, 117.500,00 al fallimento Bauer per due appartamenti, e che sempre nel corso dello stesso anno ne bonificava per suo nome e conto al Banco di Sardegna ben 134.440,00.

Stia sereno caro King Rocco, gli appartamenti di nostra proprietà noi li abbiamo pagati tutti con soldi nostri e non presi in prestito, pertanto non abbiamo debiti con nessuno.

Nella malaugurata ipotesi che il giudice ci chieda di restituire metà del capitale in nome e per conto della Mitho s.r.l., visto che i garanti sono due, vedrà che qualche soldino da qualche parte lo troveremo.

Magari sarà propio lei a doverci restituire tutti quelli che le abbiamo prestato e quelli che, grazie alle sue "inesatte autocertificazioni", le sono stati liquidati dal Tribunale di Oristano ma che sono nostri.

Ciò non toglie che lei è e sempre sarà una persona triste che passa le sue giornate in un tunnel senza luce pensando di vivere nell'ombellico del mondo e cercando solo il modo di screditare le persone a cui deve la vita.

Rimaniamo sempre in attesa di denunce.

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